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Pensiero Unico

Politologi de noantri

Il mio interesse per la campagna presidenziale americana è terminato con la fine delle primarie democratiche, perché se c'era un candidato che poteva risvegliare un qualche interesse, questo era Sanders. Ovviamente una sua eventuale elezione non sarebbe stata di per sé una garanzia, alle parole avrebbero dovuto seguire i fatti naturalmente, ma almeno nel programma era ben chiaro il concetto di centralità del welfare, imprescindibile per quanto mi riguarda.
Invece ha perso. E le analisi della sconfitta le lascio a chi ne sa più di me.

Mi interessa invece molto ciò che è successo dopo, soprattutto da questa parte dell'oceano, dove la campagna presidenziale americana ha dato la stura ad una valanga di polemiche, interpretazioni, accuse, mistificazioni, insomma il campionario completo dell'umana rozzezza di pensiero. Quello unico, che ci piace tanto.
Da spettatore totalmente neutrale e disinteressato è stato un bel vedere, una sorta di corso di aggiornamento sui peggiori vizi di questa società, che non impara mai dai propri errori, perché troppo presuntuosa per ammettere di averne fatti.

Da un lato la Clinton, uno dei peggiori Segretari di Stato della storia americana, una totale incapace (a volerle bene), una totale stronza (a guardare la realtà). Una candidata che, in assenza di punti programmatici veri, ha basato tutta la campagna elettorale sul brand della possibile prima donna presidente, come se questo di per sé fosse garanzia di successo. La tipica superbia del peggior femminismo, quello che, invece di rivendicare sacrosanti diritti di parità, rivendica una ipotetica superiorità di genere, e che non tiene minimamente conto del fatto che una incapace resta tale anche se dotata di vagina. Con l'aggravante che una stronza è molto peggio di uno stronzo, sempre per la regola aurea (che tanto vi piace) del "le donne lo fanno meglio".

Dall'altro lato Trump, uno dei peggiori beoti che abbiano mai calcato le scene pubbliche planetarie, un troglodita figlio di papà (a volergli bene), un parassita della società (a guardare la realtà). Un candidato che, in assenza di neuroni veri, ha basato tutta la campagna elettorale sul brand del rinnovamento del Sogno Americano, che a spiegarlo con la sua vita viene fuori una roba del tipo - erediti uno sproposito di ricchezza, azzecchi a culo due speculazioni su dieci perché tanto per le altre otto fallite paga il dipendente con la scatola sul marciapiede, calpesti tutto il calpestabile e te ne fotti del prossimo tuo come non ci fosse un domani -. La tipica arroganza del cafone arricchito che tanto piace alla massa, gli stessi che, invece di avere come unici comandamenti l'uguaglianza e la solidarietà sociale, non vorrebbero altro che essere in quella posizione per fottere il vicino di casa. Con l'aggravante di aver sprecato una vita ad inseguire un sogno (beota) che tale resterà.

Insomma, come ci si possa appassionare ad una competizione del genere per me resta un mistero, come si possa scegliere di sostenere uno qualunque dei due candidati mi sembra folle, come si possa poi farlo con tanta veemenza a distanza di un oceano, beh onestamente mi sembra solo pretestuoso.
Si, perché a me tutto questo accanimento nel dibattito è sembrato solo un enorme outing, i peggiori sentimenti repressi buttati fuori grazie alla piazza virtuale dei social, sufficientemente ampia da ospitare tutti i nuovi politologi de noantri.

"Eh ma la Clinton almeno è donna, ed è una donna forte, lo ha già dimostrato a suo tempo col marito" Vero, vero, talmente forte che ha bombardato mezzo pianeta solo perché le girava così.
"Eh ma Trump è amico di Putin, e oggi c'è bisogno di uomini forti" Vero, vero, forti, non stronzi pezzi di merda oligarchi senza il minimo interesse per i diritti civili.
"Eh ma cosa vuoi che ne sappia la Clinton di come si amministra, Trump è un imprenditore invece, lo saprà, no?" Si, se non fosse che Trump sta all'economia produttiva come io sto alla messa della domenica. Ma facciamo pure finta che non sia stata la finanza speculativa a fottere questa società, andiamo avanti così, pigliamoci per il culo.
"Eh ma cosa vuoi fidarti di Trump, uno coi capelli arancioni, che rutta, scorreggia e va a mignotte con Putin" Si, bravi, continuate a concentrarvi sulle cazzate. Come se in Italia si fosse affrontato il problema Berlusconi accusandolo di andare a puttane, invece che di aver fondato un partito con un mafioso come Dell'Utri. Ah... scusate, esempio di merda.

E poi c'è l'argomentazione principe, quella buona per tutte le stagioni politiche (anche le nostre, presenti e future): cosa costa provare?
La sento in continuazione, una delle più grosse cazzate ipocrite mai partorite dal nulla cosmico dei politologi de noantri.
Provare cosa? Se non sai cosa vuoi, vuol dire che non sai un cazzo. Se non capisci cosa rappresenta un candidato, vuol dire che non capisci una beata minchia. Tu che ti pronunci su ogni sfaccettatura dello scibile con superbia e arroganza, ora mi vuoi far credere di non sapere a cosa stai andando incontro? Che vuoi "provare"? Daresti le chiavi di casa tua al muratore senza pattuire prima i lavori da fare? Daresti in gestione la tua azienda ad un piazzista senza conoscere prima il suo piano?

Insomma, io in tutto questo accanimento ci vedo solo un riconoscimento di appartenenza, un sentirsi ben rappresentati, forse inconscio in qualche caso, forse con un po' di velata vergogna in altri casi.
Ma davvero, non mi sembra il caso di essere timidi, anche ad un semplice osservatore come me l'outing non è sfuggito.
Siate voi stessi perciò, tanto l'opinione nei vostri confronti non può migliorare, tranquilli.

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