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Pensiero Unico

De Quorum

Ogni volta che metto un post breve su Facebook becco dei like o dei commenti positivi da gente che più lontana dal mio sentire non potrebbe essere.
Il che mi fa pensare sostanzialmente due cose.
1. Mi manca del tutto il dono della sintesi, e di questo sono consapevole sin dai tempi dei primi temi alle scuole medie. Ci ho lavorato tanto per migliorare quel giudizio sostanzialmente inutile di "soddisfacente", trasformatosi poi nel 7+ fisso del liceo, ma niente, non ci sono evidentemente riuscito, scusate.
2. Vi manca del tutto la capacità di comprensione, nel senso di mettere insieme gli indizi, i segnali ed anche qualche prova lasciata qui e là. E per questo, abbiate pazienza, non so che farci. Non sono più il coglione diciottenne di una volta che spiegava tutto a tutti cento volte perché non sopportava di non essere compreso. Non che oggi non mi dia fastidio, semplicemente ho imparato a sbattermene il giusto.

Veniamo al punto, vale a dire l'argomento del giorno: voto o non voto, e cosa voto.
Io sono talmente e storicamente convinto della difficoltà di prendere certe decisioni che, fosse per me, non avremmo mai un ministro non tecnico, con tutti i ma ed i se che si porterebbe dietro una scelta del genere. Dovrebbe andare da sé perciò che, per me, votare, non votare, votare si o votare no ad un referendum, pari dignità abbiano. Anche perché ognuna delle scelte può essere funzionale al proprio scopo, legittimamente.

Detto questo, io mi limito a leggere i risultati e ad osservare le reazioni.
E il 32% di votanti onestamente parla chiaro.
Non votare in un referendum equivale a votare no, che lo si capisca o meno. Il che, intendiamoci, è legittimo quanto votare si.
Poi si, ci sono quelli che dicono di non aver raggiunto una consapevolezza sufficiente a prendere una decisione. Ok, tutto bene, può succedere, ma quanti sono? Ci vogliamo unire anche quelli che dall'alto della loro sapienza ci hanno spiegato per due mesi quanto sia sbagliato un quesito referendario scritto in quella maniera? Va bene, buttiamo dentro anche questi. E poi quelli che "i media cattivi" hanno fatto di tutto per oscurare il referendum. Bene, avanti, c'è posto.
A quanto stiamo? 70% di questo Paese?
Fate ridere.

Facciamo poi una cosa utile, incrociamo questi numeri con quelli propagandati dai sondaggisti sulle preferenze politiche.
Mi chiedo: dove sta il 25/30% di grillini del "uno vale uno" e del "capisco tutto da solo e devo decidere su ogni cosa con un click in rete"? Dove sono i partigiani del nulla cosmico complottaro e degli slogan a minchia? Dove siete? Non è che magari avete confermato per l'ennesima volta la vostra sostanziale allergia ad un processo democratico qualsivoglia?
Dove sta il 10/15% di salviniani del celhodurismo 2.0? Non è che magari avete confermato per l'ennesima volta la vostra sostanziale difficoltà a comprendere persino un quesito che prevede come risposta solo un si o un no? La prossima volta proviamo con "augh" e "sgrunt", che dite?
Dove sta quel 5/10% di cosiddetti "altri", tra fratelli, forzisti e quant'altro? Non è che magari avete confermato per l'ennesima volta la vostra sostanziale inutilità, punto?

Ehi, non sono io che scasso la minchia un giorno si e l'altro pure perché non mi fanno votare, per me votare è un impegno serio, mi toglie energie, mi assorbe in profonde riflessioni e dilemmi che manco vi immaginate. Votare è complicato, bisogna studiare, informarsi, comprendere. Ci vuole un po' di fatica, necessaria.
Siete voi quelli che pensano che votare sia una barzelletta in cui tutti devono poter esprimere la propria opinione da tuttologi da facebook.
E allora dove siete una volta tanto che vi si chiama?
Non avete raggiunto una consapevolezza?
Studiate di più, il ragazzo potrebbe rendere di più ma non si impegna.
Dovete andare al mare?
Il seggio apre alle sette, la frittata di maccheroni è prevista per le 13, gliela potete fare.
Vi pesa il culo?
E si vede che la poltrona non è poi così scomoda allora, dico bene?

Non vi entra un cazzo in tasca da un referendum?
Tranquilli, ora arrivano le amministrative, un parente lo avete tutti.

Benefits aziendali

Se sei un ferroviere il reato di sequestro di persona è derubricato a "disagio".
E non hai neanche bisogno di appellarti all'incapacità di intendere e di volere, quello è un pre-requisito. 

Ignoranza capitale

Ma dove siete finiti?
Hanno tirato fuori dalle fogne i topi che avete acclamato per anni ed ora vi ci siete rintanati voi?
Guardate che non ci crede nessuno che lo facciate per vergogna, è evidente che state solo aspettando che si calmino le acque, fischiettando nell'ombra.

Siete colpevoli, quanto loro.
Siete responsabili per ogni volta che vi fate usare come cassa di risonanza per le loro campagne di odio, ora sapete strumentali a cosa.
Sempre che l'abbiate capito davvero, ma ne dubito.

Ed anche ammesso che non lo abbiate ancora capito, anche ammesso che torniate fra un mese a rompere il cazzo quotidianamente con le vostre bufale piene di odio stupido ed odiosa stupidità, sappiate che vi considero degli idioti.
Lo so da me, non ve ne frega niente, e probabilmente è giusto così, ci mancherebbe altro. Questo è ancora un Paese libero, giusto? Non dalle merde, certo, da quelle ancora no.

Quindi sappiatelo, ci tenevo solo a dirvi questo.
Non importa che siate sconosciuti contatti in un social, conoscenti, colleghi, parenti o amici (no, amici è impossibile, a quella categoria non potete appartenere), insomma non importa quale sia il nostro grado di relazione sociale, sappiate che vi considero delle merde, anche se non ve lo dico con la giusta frequenza.
Della qual cosa mi dispiaccio un po', anche se, d'altra parte, con le merde sul marciapiede, cosa vuoi fare? Le calpesti? No, le eviti.

Appunto.

A volte ritornano

Ti svegli, ti siedi ancora rincoglionito nella cucina della affittacamere per fare colazione, la tv manda tre numeri in rotazione: 40 - 21 - 16.

Mentre pensi che tuo suocero li avrà sicuramente già giocati al lotto, esci pian piano dal coma e realizzi si tratti dei risultati elettorali.
Associ i numeri alle facce e la prima sensazione è di profondo sconforto, ti assale un dubbio terribile, non riesci a non pensare che sia colpa tua: andare ad una Comunione il giorno delle votazioni ti ha fatto risvegliare in un paese democristiano, DEVE esserci una connessione, per forza.

Insomma, ti rifugi nel bel mezzo della Lunigiana per un giorno, a strafogarti di qualunque cosa abbia mai camminato sulla Terra, in una specie di paradiso per carnivori, con tanto di vegani impalati all'ingresso come monito, e che accade? Ridiventano tutti osservanti democristiani in un amen.
Certo, non fossi stato ancora in coma etilico per quel rosso genuino, di quelli che ti macchiano il bicchiere e l'anima in un colpo solo, lo avresti capito già dalla faccia della signora del b&b. Ieri pimpante e saltellante tra i fornelli col vinciamonoi stampato sulla dentiera, oggi mite ed abbattuta come un bimbo quando scopre che babbo natale è in realtà quel coglionazzo del padre.

Per fortuna il cappuccino ti aiuta a rinsavire, ricordandoti che l'unico che ti ascolta ancora è tuo figlio, e solo perché ha due anni ed è meno grosso di te, tempo 5 anni e ti fanculizzerà a dovere anche lui, preparati.
Perciò rilassati e mangia quegli ottimi frollini al cioccolato, il mondo si fotte da solo anche senza le tue opinioni, tranquillo.

Non resisti però, butti un'occhiata ai social.
Metà popolazione sparita. Saranno tutti a disdire le stampanti 3D ordinate per fabbricarsi in casa il Boeing con cui andare in vacanza questa estate, visto che pure i lowcost ti spezzano le gambe di 'sti tempi.
Questo pensiero ti strappa un sorriso. D'altra parte lo dici da mesi che il comico non vuole governare, che il suo interesse sta tutto nel restare dove è ora, altrimenti come si spiegherebbero tutte 'ste boiate sparate ai quattro venti, compresi quelli umidi e sudaticci dell'insetto nazionale? Insomma, per crederci, o sei un bimbominkia disintegrato dalle nottate su youporn o ti chiami Paolo Bernini, per il resto chi pensi di convincere con 'sto cumulo di cazzate 2.0?

L'altra metà si divide tra (poco) esultanti democristiani, sorpresi anche loro dai numeri, così schiaccianti da far paura, di quelli che al prossimo giro hai già perso, senza neanche contare le schede, e catastrofisti cronici, di quelli che in vita loro non hanno mai avuto una colpa, nonostante abbiano votato per la peggior feccia possibile, di quelli che non si schierano mai pubblicamente, per paura di essere cacciati dal circolo dell'aperitivo delle 19, ma che sono sempre lì a ricordarti che esistono, utili come una ghiacciaia in Alaska e simpatici come un calcolo al rene.

Dai un'occhiata anche agli altri numeri, giusto per avere ben presente che 22 su 100 ancora sostengono un delinquente conclamato ed un branco di trogloditi arraffoni e che in Europa tira un'aria fetida che in certi momenti 'sto paese sembra quasi un giardino di rose.

Spegni tutto. Insomma, tutto ok, si ricomincia, altro giro altra corsa.
Che belli che siete, se non vi disprezzassi vi amerei.
(Ndr - questa torna utile a quel tipo che pensa di poter scrivere una mia biografia non autorizzata, magari così ne vende tre copie in più, è padre di famiglia pure lui...)

The day before

Un viaggio di quasi sei ore in intercity, il giorno prima delle elezioni, è il modo migliore per capire definitivamente, ammesso ce ne sia ancora bisogno, che questo paese è inesorabilmente fottuto.

Quattro compagni di viaggio nel tuo scompartimento da sei. Tu, moglie e bambino schiacciati nei posti finestrino, senza cuffie. Ci sono poche situazioni che simulino così bene un girone infernale, credetemi.

Un'impresa già sedersi. I tuoi posti occupati da altri, incapaci anche di leggere la propria prenotazione. Gli fai presente che i posti sono riservati e loro ti guardano con lo sguardo perso, manco gli avessi parlato in ungherese stretto. Quando dopo cinque minuti il sangue gli fluisce nuovamente a quel che resta del cervello e finalmente si alzano, ti accorgi che gli altri quattro hanno bagagli manco si stessero trasferendo in Siberia per sei mesi. Riesci ad infilare almeno il trolley, piccolo, il resto lo lasci fuori, non c'è alternativa.

Finalmente seduti, tuo figlio fa il bravo, gioca con un libro di puzzle, ti aspetta un viaggio di sei ore, per un istante fai un pensiero positivo: andrà tutto bene.
Errore. Neanche il tempo di darti del coglione per aver ignorato una delle regole fondamentali del pendolare ("Mai e poi mai pensare, neanche per un attimo, che il viaggio andrà liscio, senza intoppi" art. 1, comma 1 del manuale del viaggiatore) e parte il dibattito.
Lo spunto è lanciato dalla signora al tuo fianco, a saperlo prima le davi una gomitata anestetica sulle gengive mentre sistemavi il trolley: "domani si vota".
Fai subito ricorso alla tecnica suprema di autodifesa del pendolare senza cuffie, nel tentativo di arginare preventivamente l'imminente catastrofe: smadonnare mentalmente in aramaico antico, una tecnica mostruosamente complicata, raggiungibile esclusivamente con la completa dissociazione mente-corpo, tipica del pendolare al ventesimo anno di tortura giornaliera
Ma non fai in tempo, lo tsunami di stronzate ti travolge senza lasciarti speranze, chiarendo in appena tre minuti le posizioni.

Abbiamo a che fare con quattro meravigliosi stereotipi viventi dell'italiano medio, fantastica occasione di studio antropologico ravvicinato, se solo non ti si fosse esaurita da anni la scorta di sopportazione verso l'idiozia manifesta.
Abbiamo la cinquantenne berlusconiana che utilizza il termine "zecca" per indicare qualunque cosa vada oltre la sua comprensione, in sostanza l'intero scibile umano.
La sessantenne razzista che odia i cinesi "mangia-cani" perché le hanno rubato il lavoro (a lei, casalinga dalla nascita, che campa con la pensione di invalidità del marito), e che pure i "negri" non li può vedere da quella volta che si è spaventata a morte perché uno di "loro" ha viaggiato nel suo stesso scompartimento.
Il bagnino stagionale in viaggio verso Cecina, a soli trent'anni cintura nera di luogocomunismo e laurea honoris causa in dabbenaggine applicata.
Ed infine la boccalona da Forum, capace quasi di commuoverti nella sua ingenuità, se non avessi la percezione esatta che quelli come lei ti stanno fottendo la vita.

Un cocktail micidiale, che in soli trenta minuti riesce a farti rivivere quattro mesi di lurida campagna elettorale, dandoti l'ennesima conferma che ciò che abbiamo sia esattamente ciò che meritiamo.

È passata appena un'ora e mezza.
Ringrazi con uno sguardo tua moglie per aver riempito il trolley con phon e piastra per i capelli, impedendoti quindi di portare la mazza da baseball.
Appunti mentalmente di non guardarla come un'esaurita della chioma perfetta la prossima volta che succede.
Un ultimo appunto per tua nipote: dirle che le vuoi bene per averti sottratto al supplizio autolesionista del voto, piazzando quella pratica strana tipica dei cattolici, chiamata Comunione, proprio domani.

Meno quattro ore all'arrivo.
Ce la puoi fare. Ce la puoi fare. Ce la puoi fare.