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Pensiero Unico

Capolinea

Quando in treno la mattina senti la voce registrata che ti dice "... final destination of your journey", non puoi fare a meno di far scendere la mano in basso.

Benefits aziendali

Se sei un ferroviere il reato di sequestro di persona è derubricato a "disagio".
E non hai neanche bisogno di appellarti all'incapacità di intendere e di volere, quello è un pre-requisito. 

Euforia del nulla

Incontro interessante questa mattina in stazione. Si avvicina un tipo sui 35, vestito bene, faccia da brava persona, o almeno non di quelli che mi stanno sui coglioni già a pelle. Conosce uno dei pendolari con cui viaggio tutti i giorni, attacca bottone, pare si usi così tra pendolari.

Mi defilo leggermente, ma non posso fare a meno di ascoltarlo. Sono asociale, non cafone.
Nei primi cinque minuti di conversazione sembra quasi una persona normale, con problemi normali, quelli comuni a tutti i pendolari per esempio. Sveglia alle sei del mattino, viaggio nei carri bestiame di Merditalia, in ufficio alle 8:30, colleghi (romani) che si presentano quando va bene alle 10:30, per cominciare a lavorare non prima delle 11:00, e solo dopo abbondante colazione e cazzeggiamento. Gli stessi che poi, quando esci alle 18:00 pregando il santo protettore dei pendolari di arrivare a casa prima del mattino seguente, ti fanno sistematicamente la geniale battutina del cazzo "mezza giornata oggi, eh?!", e prendono il premio al posto tuo perché restano a non fare una minchia fino alle 19:00. Ma questa è un'altra storia, lasciamo stare.

Insomma, dai primi cinque minuti sembra che abbiamo solo punti in comune, viene quasi voglia di partecipare alla conversazione. Quasi, appunto. Sono pur sempre un asociale ed il mio istinto di autoconservazione raramente sbaglia.
Questa volta compresa, ovviamente.

Viene fuori la sua occupazione, bancario. E tutta la sua insoddisfazione per l'attuale incarico: prestiti, fidi, e quant'altro. Che noia, che seccatura, nessuna partecipazione emotiva. Ha anche poca esperienza nel ramo specifico, quindi elaborare una pratica diventa una sorta di parto quadri-gemellare. Se fatto di contro voglia, poi... non ne parliamo!
Quella tipa che chiama sempre per esempio? Richiesta di prestito di 10000 euro, inoltrata a febbraio, approvata a maggio, e ad oggi ancora inevasa. Ma che deve fare? Non gli piace proprio, è noioso, vorrebbe fare altro.
Ma a cosa servono quei soldi alla tipa?
No vabeh... è poca roba, solo 10000 euro, li ha chiesti per pagare l'affitto.
Ah... ecco. Comincio a capire. In effetti cosa vuoi che contino 10000 euro. Per te ovviamente, per il tuo cesso di banca, s'intende.

Per fortuna il nostro amico comune mi anticipa, impedendomi un travaso di bile mattutina, e fa, da bancario anch'egli tra l'altro, una giusta osservazione e la domanda che avrei fatto io.
Beh... invece di farle perdere tempo, perché non le dici di andare in un'assicurazione? Fa prima ed ottiene anche un tasso migliore. Appunto, giusta osservazione, ammesso che al tipo fotta qualcosa dei problemi della signora.

Arriva però la domanda: ma quindi? di cosa vorresti occuparti?
Sono tutt'orecchi a questo punto.
Finanza, mercati, è lì che si emoziona, il termine esatto che usa è "euforia", lui la prova ogni volta che apre Bloomberg.
Immagino sia tipo l'eccitazione improvvisa di un quattordicenne davanti ad un bel paio di tette. Lo capisco quasi. Ma probabilmente è perché sto pensando alle tette a questo punto.

Niente da fare, non c'è verso di farmeli scendere tipi del genere, nella posizione di poter dare una mano vera a qualcuno, di produrre o aiutare a far produrre qualcosa di tangibile, ed invece annoiati e fancazzisti, perché non gli danno il giocattolino che tanto li fa divertire.

Economia produttiva contro speculazione pura, finché non è chiara la differenza, gente così, per quanto mi riguarda, resta solo l'ennesimo coglione da evitare la mattina.

Un'alba di ordinaria follia

Svegliarsi alle sei del mattino ogni giorno e farsi due ore di viaggio con i mezzi pubblici per andare al lavoro, ti permette di entrare in contatto con una specie di mondo parallelo, sconosciuto ai più e per certi versi, dotandosi della giusta pazienza e di un notevole spirito di osservazione, estremamente interessante.
A patto che non ti uccida prima, ovvio.

Uscendo di casa è difficile incontrare qualcuno, a quell'ora stanno ancora tutti in piena fase REM. A meno che non ci sia un altro sfigato nel tuo stesso condominio con la sveglia puntata alle 5:50, cosa abbastanza improbabile: normalmente la distribuzione dei pendolari è piuttosto omogenea, tale comunque da permettere agli altri di individuarti non con nome e cognome, ma come "ah si, dai! Quello che esce sempre presto e torna tardi". Nei rari casi di ambiguità è sufficiente aggiungere "quello alto".
Finisce poi che per anni neanche li incontri mai (cosa spesso positiva, intendiamoci), e d'un tratto compaiono tutti al tg delle 20 a ricordare quanto tu sia una brava persona, lavoratore instancabile e buon padre di famiglia, e come sia mai potuto accadere che tu abbia sterminato un intero vagone di teste di cazzo, solo perché l'imbecille davanti a te continua a pestarti i piedi sbracandosi sul suo fottuto sedile.
Ma questa è un'altra storia, ogni cosa a tempo debito.

Sali in auto, metti in moto e parte la prima imprecazione. Perché se non sei tu il primo ad uscire dal parcheggio condominiale la mattina, non potrai mai sapere quanto possa essere seccante uscire dalla gabbia che ti hanno creato intorno i tuoi vicini strafottenti. Che poi è la stessa che troverai la sera rientrando, dato che oltre ad essere il primo ad uscire la mattina sei anche l'ultimo a rientrare la sera.
Last In First Out, è uno stack, lo dico per gli informatici tra voi che si stanno fottendo quel poco di neuroni rimasti cercando di ricordare quelle quattro stronzate imparate ad Informatica I.

Fuori dal cancello trovi sempre lo stesso tizio, sulla cinquantina, pelato, faccia da galera, seduto al posto di guida della sua utilitaria scassata. Aspetta ogni giorno che passi oltre, a quel punto accende il motore e si immette in strada in direzione opposta alla tua, lentamente, con sussulti rantolanti. Ogni santa mattina, sempre uguale, inquietante al punto giusto per scendere dall'auto col crick in mano ed urlargli un "cazzo vuoi?!" in faccia. Se non fosse che non vivi a San Francisco in un cazzo di slam, e quello probabilmente è solo un altro sfigato come te che ti usa come timer. Anzi, ti scappa anche un sorriso pensando a quanto ci metterà domani a comprendere che non sei ancora uscito perché sei in ferie ed a muovere il culo prima di prendere un cazziatone al lavoro.

La strada verso la stazione è libera, se sei nella stagione giusta riesci anche a goderti l'alba sul mare, splendida, meravigliosa ed impagabile, tua e solo tua. Nel resto dell'anno ovviamente è ancora buio a quell'ora e l'alba te la perdi sistematicamente passando in un fottuto tunnel ferroviario, con un passaggio da notte a giorno tra ingresso e uscita che ti provoca la sensazione di essere sbarcato in un universo parallelo, invece che nella landa desolata del sudpontino. Fanno cagare entrambi ovviamente, ma la realtà della zona interna del sudpontino non ti lascia neanche la speranza dell'ignoto dell'universo parallelo. 

Parcheggi, accendi lo smartphone mentre scendi a piedi verso la stazione, controlli su internet la situazione dei treni, non perché te ne fotta niente dopo 20 anni di pendolarismo, figuriamoci, ma solo per decidere se allungare il passo per prendere il treno prima in sostituzione del solito intercity in ritardo, oppure se rallentarlo ancora di più, perché quel ritardo tutto sommato non ti preoccupa troppo, e ti piace invece osservare dall'alto il formicolio dei pendolari, stressati e ansiosi al punto giusto già alle 6:30 del mattino.

Un attimo prima di entrare in stazione è il momento giusto di inserire gli auricolari in-ear, per evitare di essere travolto dalle stronzate del mattino, particolarmente abbondanti e prive di senso, come se tutti si affrettassero appena svegli a riversarti addosso tutte le loro teorie del cazzo. Almeno l'isolamento dall'inquinamento acustico tocca garantirselo, visto che già ti devi sorbire il misto di puzza di fumo e scadente acqua di colonia che aleggia lungo il binario.

Arriva il treno, sali, ti siedi e lo stronzo davanti comincia a sbracarsi pestandoti i piedi, come se non esistessi.
Ti passano davanti agli occhi le immagini del tg delle 20.
Meglio accendere il tablet e cominciare a scrivere. Quella è, appunto, un'altra storia.

Indietro tutta

Mercoledì mattina di una delle più terrificanti settimane da pendolare che ricordi.
Al quinto viaggio settimanale, metà strada quindi, ho già accumulato la bellezza di sei ore di ritardo complessivo, a partire da un totale di cinque ore e trenta minuti di tempo di percorrenza. Almeno a far fede alle tabelle di Merditalia, ovviamente.

Tabelle che servono esclusivamente a rubare dalle tasche dei pendolari l'abbonamento annuale, il cui ammontare sulla mia tratta, è bene precisarlo, è di circa un migliaio di euro. Soldi sicuri per un'azienda ridicola e totalmente composta da incapaci, che sarebbe fallita già da un decennio se solo non fosse stata protetta da una concorrenza seria.

Mercoledì mattina di una settimana di quelle che dovrebbero provare tutti quei capi, capetti e leccaculo da ufficio che, avendo casa comprata da mamma e papà dietro l'angolo, si ostinano a romperti il cazzo con puttanate tipo: ma perchè non ti trasferisci? Perchè non compri casa a Roma? Ma anche in affitto va bene!
Davvero inutile spiegare a questi decerebrati per la centoventesima volta che con l'affitto che già paghi a casa tua, a Roma ci prendi un posto letto per studenti, a nero. E che se il tuo stipendio è fermo da 7 anni perchè nel frattempo si è dovuto pagare i loro premi ed incentivi, forse è il caso di non rompere troppo i coglioni in una giornata come questa. Senza contare che sono gli stessi che arrivano in ufficio alle 10, e giusto quando cascano dal letto, mentre tu normalmente sei lì dalle 8:30, venendo da 160 km di distanza e svegliandoti alle 5:50, rompendoti anche le palle quando te ne vai alle 18 con battutine sagaci del genere "mezza giornata oggi, eh!".
Testa di cazzo, sei tu che rubi lo stipendio se vai via prima delle otto di stasera. Senza contare che è tutto il giorno che non fai una mazza. Rompere i coglioni al prossimo non è una mansione, chiaro?

Sfido chiunque a fare questa vita, non per venti anni come me, non per venti mesi e neanche per venti giorni. Fatelo solo per una settimana, questa settimana, e vediamo se vi passa la voglia di rompere i coglioni.
Ah... E dovete anche pagare però! Non vale se siete figli di ferroviere ed avete scroccato tutti i viaggi della vostra vita a spese mie. Dovete fare una settimana di merda come questa tirando fuori il portafogli. Poi vediamo se vi passa la voglia di difendere ad oltranza queste merde incapaci.

Sono le 9:00, partenza alle 6:50, se tutto va bene ci vogliono ancora 40 minuti. Mi sa tanto che oggi miglioriamo il record.