Chiudi

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella Privacy Policy
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

Pensiero Unico

La quiete dopo la tempesta

Dopo aver passato mesi a spiegare al mondo perché Trump fosse il meglio (spiegato a me poi... che da sempre penso che quando sei nella merda, non esista un livello migliore dell'altro e che quindi l'unica cosa da fare è provare a restarne fuori), ora solo il silenzio.

E, a distanza di una settimana dall'insediamento e con di mezzo una serie di decretini mica da ridere, buttati lì tanto per chiarire di che pasta si è fatti, non riesco a capire se si tratti di un silenzio di approvazione o di vergogna.

E su tutto solo una schifida sensazione di dejavu.

Politologi de noantri

Il mio interesse per la campagna presidenziale americana è terminato con la fine delle primarie democratiche, perché se c'era un candidato che poteva risvegliare un qualche interesse, questo era Sanders. Ovviamente una sua eventuale elezione non sarebbe stata di per sé una garanzia, alle parole avrebbero dovuto seguire i fatti naturalmente, ma almeno nel programma era ben chiaro il concetto di centralità del welfare, imprescindibile per quanto mi riguarda.
Invece ha perso. E le analisi della sconfitta le lascio a chi ne sa più di me.

Mi interessa invece molto ciò che è successo dopo, soprattutto da questa parte dell'oceano, dove la campagna presidenziale americana ha dato la stura ad una valanga di polemiche, interpretazioni, accuse, mistificazioni, insomma il campionario completo dell'umana rozzezza di pensiero. Quello unico, che ci piace tanto.
Da spettatore totalmente neutrale e disinteressato è stato un bel vedere, una sorta di corso di aggiornamento sui peggiori vizi di questa società, che non impara mai dai propri errori, perché troppo presuntuosa per ammettere di averne fatti.

Da un lato la Clinton, uno dei peggiori Segretari di Stato della storia americana, una totale incapace (a volerle bene), una totale stronza (a guardare la realtà). Una candidata che, in assenza di punti programmatici veri, ha basato tutta la campagna elettorale sul brand della possibile prima donna presidente, come se questo di per sé fosse garanzia di successo. La tipica superbia del peggior femminismo, quello che, invece di rivendicare sacrosanti diritti di parità, rivendica una ipotetica superiorità di genere, e che non tiene minimamente conto del fatto che una incapace resta tale anche se dotata di vagina. Con l'aggravante che una stronza è molto peggio di uno stronzo, sempre per la regola aurea (che tanto vi piace) del "le donne lo fanno meglio".

Dall'altro lato Trump, uno dei peggiori beoti che abbiano mai calcato le scene pubbliche planetarie, un troglodita figlio di papà (a volergli bene), un parassita della società (a guardare la realtà). Un candidato che, in assenza di neuroni veri, ha basato tutta la campagna elettorale sul brand del rinnovamento del Sogno Americano, che a spiegarlo con la sua vita viene fuori una roba del tipo - erediti uno sproposito di ricchezza, azzecchi a culo due speculazioni su dieci perché tanto per le altre otto fallite paga il dipendente con la scatola sul marciapiede, calpesti tutto il calpestabile e te ne fotti del prossimo tuo come non ci fosse un domani -. La tipica arroganza del cafone arricchito che tanto piace alla massa, gli stessi che, invece di avere come unici comandamenti l'uguaglianza e la solidarietà sociale, non vorrebbero altro che essere in quella posizione per fottere il vicino di casa. Con l'aggravante di aver sprecato una vita ad inseguire un sogno (beota) che tale resterà.

Insomma, come ci si possa appassionare ad una competizione del genere per me resta un mistero, come si possa scegliere di sostenere uno qualunque dei due candidati mi sembra folle, come si possa poi farlo con tanta veemenza a distanza di un oceano, beh onestamente mi sembra solo pretestuoso.
Si, perché a me tutto questo accanimento nel dibattito è sembrato solo un enorme outing, i peggiori sentimenti repressi buttati fuori grazie alla piazza virtuale dei social, sufficientemente ampia da ospitare tutti i nuovi politologi de noantri.

"Eh ma la Clinton almeno è donna, ed è una donna forte, lo ha già dimostrato a suo tempo col marito" Vero, vero, talmente forte che ha bombardato mezzo pianeta solo perché le girava così.
"Eh ma Trump è amico di Putin, e oggi c'è bisogno di uomini forti" Vero, vero, forti, non stronzi pezzi di merda oligarchi senza il minimo interesse per i diritti civili.
"Eh ma cosa vuoi che ne sappia la Clinton di come si amministra, Trump è un imprenditore invece, lo saprà, no?" Si, se non fosse che Trump sta all'economia produttiva come io sto alla messa della domenica. Ma facciamo pure finta che non sia stata la finanza speculativa a fottere questa società, andiamo avanti così, pigliamoci per il culo.
"Eh ma cosa vuoi fidarti di Trump, uno coi capelli arancioni, che rutta, scorreggia e va a mignotte con Putin" Si, bravi, continuate a concentrarvi sulle cazzate. Come se in Italia si fosse affrontato il problema Berlusconi accusandolo di andare a puttane, invece che di aver fondato un partito con un mafioso come Dell'Utri. Ah... scusate, esempio di merda.

E poi c'è l'argomentazione principe, quella buona per tutte le stagioni politiche (anche le nostre, presenti e future): cosa costa provare?
La sento in continuazione, una delle più grosse cazzate ipocrite mai partorite dal nulla cosmico dei politologi de noantri.
Provare cosa? Se non sai cosa vuoi, vuol dire che non sai un cazzo. Se non capisci cosa rappresenta un candidato, vuol dire che non capisci una beata minchia. Tu che ti pronunci su ogni sfaccettatura dello scibile con superbia e arroganza, ora mi vuoi far credere di non sapere a cosa stai andando incontro? Che vuoi "provare"? Daresti le chiavi di casa tua al muratore senza pattuire prima i lavori da fare? Daresti in gestione la tua azienda ad un piazzista senza conoscere prima il suo piano?

Insomma, io in tutto questo accanimento ci vedo solo un riconoscimento di appartenenza, un sentirsi ben rappresentati, forse inconscio in qualche caso, forse con un po' di velata vergogna in altri casi.
Ma davvero, non mi sembra il caso di essere timidi, anche ad un semplice osservatore come me l'outing non è sfuggito.
Siate voi stessi perciò, tanto l'opinione nei vostri confronti non può migliorare, tranquilli.

Si stava meglio quando si stava peggio

Facebook mi ha rotto il cazzo.

Ma non inteso come mezzo, quello sta lì, a disposizione.
Mi ha rotto il cazzo la community, quella sì, e pesantemente.
Ho sempre avuto dei sospetti che il genere umano fosse pieno di stronzi da evitare come la peste, ma facebook ha spianato ogni dubbio in proposito, un catalizzatore pazzesco di imbecillità condivisa.

Io faccio l'informatico per lavoro, ed uso i diversi generi di community da quando esistono, ne ho
sperimentato tutto il bene ed il male fin dall'inizio. Mi è capitato di restare davanti ad uno
schermo per nottate per svariate settimane, solo per mettere online un blog, un sito, solo magari per condividere una passione con amici, solo perché ero quello capace nel gruppo di farla una cosa del genere. E poi un solo click, un secondo, per togliere tutto.
Funziona così con l'informatica. Creare costa una fatica tremenda, buttare tutto costa zero. Deve
essere questo che fa pensare a chi fa altri generi di lavoro che il mestiere dell'informatico non
valga un cazzo e che, va da sé, non debba essere pagato.

Ma in tutta questa storia, ormai ventennale, facebook davvero supera tutto.
Quando nasce ne vedi le potenzialità, e magari cominci ad usarlo per ragionare di tutto, all'inizio i
discorsi sono articolati, ci si confronta, si ragiona insieme. Poi più si allargano le schiere di
contatti (non amici, contatti, e che cazzo), più diventa frequente l'intervento del coglione di
turno, che appesta l'aria e scappa, uccidendo anche il desiderio di un minimo di confronto.

Ed allora i commenti diventano più brevi, tanto un discorso lungo te lo leggi solo te come revisione
dell'ortografia prima di pubblicarlo. Ma accade che se li fai brevi ti capiscono solo gli amici che
conoscono ogni sfumatura del tuo carattere, che sanno capire quando scherzi o sei serio anche se non hai messo un cazzo di smile (amici, non contatti, e che cazzo).

Ed allora smetti anche con i commenti brevi e pensi che magari il mezzo può essere usato ancora per qualcosa di utile. E dato che hai la passione del jazz e organizzi un festival nella tua città, visto
insomma che tu ci provi anche nella vita reale a rendere migliore l'ambiente dove stai, mica come
quelli che cacano il cazzo tutto il giorno dietro ad una tastiera e poi continuano a non fare una
mazza per la comunità (la comunità, non la community, e che cazzo), beh... allora pensi che puoi
usarlo per conoscere persone del settore, musicisti, addetti ai lavori, appassionati, metterti in
relazione con loro e costruire qualcosa di bello. E funziona pure per un po', e ricevi decine di
messaggi al giorno, e vorresti accontentarli tutti, e un paio di centinaia in dieci anni li fai anche
suonare, gli dai un palcoscenico, con unico tornaconto la soddisfazione di aver fatto qualcosa di
bello. E poi però, quando decidi per motivi tuoi di trasferirti, e di passare il testimone, tutto
d'un tratto i messaggi da qualche decina al giorno diventano zero, anche se sei tu a scrivere per un
saluto magari, nessuna risposta. E, coglione, capisci quanto sia provincialotta tanta gente che hai
frequentato per anni, quanto bravi siano stati a mostrare sorrisi, cordialità ed a nascondere tutto
il resto, fatto di arrivismo ed opportunismo.

Ed allora ti dici, ma si, ok, lo si può ancora usare per condividere cazzate, quelle che piacciono a
tutti, che ne so, foto divertenti, momenti di gioia, un bel paesaggio che hai scoperto, un piatto di
linguine allo scoglio che solo la foto ti fa sbavare. Insomma, un uso frivolo e forse appropriato del
mezzo, che nulla dovrebbe smuovere di negativo. E cazzo, ti sbagli di nuovo, perché non hai idea di
quanti coglioni rancorosi esistano in giro, gente che sembra trovare senso ad una vita inutile solo
se ti caca il cazzo.

Ed allora per un po' smetti proprio di scrivere, non metti neanche un like, apri ogni tanto e leggi
quello che capita. E ti viene da vomitare. Perché realizzi che non hai niente da condividere con
loro, ma che allo stesso tempo sono i più, e che condizioneranno la tua vita con le loro scelte (la
vita, quella vera, e che cazzo). E non puoi farci niente.

Ed allora ti ricordi di avere ancora un blog, quello che ti eri creato per scriverci solo te, senza
commenti, la valvola di sfogo della tua ulcera. E dato che hai mezz'ora da buttare, la usi nel modo
più catartico di tutti.

Sfanculizzandovi.

De Quorum

Ogni volta che metto un post breve su Facebook becco dei like o dei commenti positivi da gente che più lontana dal mio sentire non potrebbe essere.
Il che mi fa pensare sostanzialmente due cose.
1. Mi manca del tutto il dono della sintesi, e di questo sono consapevole sin dai tempi dei primi temi alle scuole medie. Ci ho lavorato tanto per migliorare quel giudizio sostanzialmente inutile di "soddisfacente", trasformatosi poi nel 7+ fisso del liceo, ma niente, non ci sono evidentemente riuscito, scusate.
2. Vi manca del tutto la capacità di comprensione, nel senso di mettere insieme gli indizi, i segnali ed anche qualche prova lasciata qui e là. E per questo, abbiate pazienza, non so che farci. Non sono più il coglione diciottenne di una volta che spiegava tutto a tutti cento volte perché non sopportava di non essere compreso. Non che oggi non mi dia fastidio, semplicemente ho imparato a sbattermene il giusto.

Veniamo al punto, vale a dire l'argomento del giorno: voto o non voto, e cosa voto.
Io sono talmente e storicamente convinto della difficoltà di prendere certe decisioni che, fosse per me, non avremmo mai un ministro non tecnico, con tutti i ma ed i se che si porterebbe dietro una scelta del genere. Dovrebbe andare da sé perciò che, per me, votare, non votare, votare si o votare no ad un referendum, pari dignità abbiano. Anche perché ognuna delle scelte può essere funzionale al proprio scopo, legittimamente.

Detto questo, io mi limito a leggere i risultati e ad osservare le reazioni.
E il 32% di votanti onestamente parla chiaro.
Non votare in un referendum equivale a votare no, che lo si capisca o meno. Il che, intendiamoci, è legittimo quanto votare si.
Poi si, ci sono quelli che dicono di non aver raggiunto una consapevolezza sufficiente a prendere una decisione. Ok, tutto bene, può succedere, ma quanti sono? Ci vogliamo unire anche quelli che dall'alto della loro sapienza ci hanno spiegato per due mesi quanto sia sbagliato un quesito referendario scritto in quella maniera? Va bene, buttiamo dentro anche questi. E poi quelli che "i media cattivi" hanno fatto di tutto per oscurare il referendum. Bene, avanti, c'è posto.
A quanto stiamo? 70% di questo Paese?
Fate ridere.

Facciamo poi una cosa utile, incrociamo questi numeri con quelli propagandati dai sondaggisti sulle preferenze politiche.
Mi chiedo: dove sta il 25/30% di grillini del "uno vale uno" e del "capisco tutto da solo e devo decidere su ogni cosa con un click in rete"? Dove sono i partigiani del nulla cosmico complottaro e degli slogan a minchia? Dove siete? Non è che magari avete confermato per l'ennesima volta la vostra sostanziale allergia ad un processo democratico qualsivoglia?
Dove sta il 10/15% di salviniani del celhodurismo 2.0? Non è che magari avete confermato per l'ennesima volta la vostra sostanziale difficoltà a comprendere persino un quesito che prevede come risposta solo un si o un no? La prossima volta proviamo con "augh" e "sgrunt", che dite?
Dove sta quel 5/10% di cosiddetti "altri", tra fratelli, forzisti e quant'altro? Non è che magari avete confermato per l'ennesima volta la vostra sostanziale inutilità, punto?

Ehi, non sono io che scasso la minchia un giorno si e l'altro pure perché non mi fanno votare, per me votare è un impegno serio, mi toglie energie, mi assorbe in profonde riflessioni e dilemmi che manco vi immaginate. Votare è complicato, bisogna studiare, informarsi, comprendere. Ci vuole un po' di fatica, necessaria.
Siete voi quelli che pensano che votare sia una barzelletta in cui tutti devono poter esprimere la propria opinione da tuttologi da facebook.
E allora dove siete una volta tanto che vi si chiama?
Non avete raggiunto una consapevolezza?
Studiate di più, il ragazzo potrebbe rendere di più ma non si impegna.
Dovete andare al mare?
Il seggio apre alle sette, la frittata di maccheroni è prevista per le 13, gliela potete fare.
Vi pesa il culo?
E si vede che la poltrona non è poi così scomoda allora, dico bene?

Non vi entra un cazzo in tasca da un referendum?
Tranquilli, ora arrivano le amministrative, un parente lo avete tutti.

Ortaggi di stagione

Oggi affrontiamo l'argomento più spinoso possibile, quello su cui tirate fuori il peggio di voi stessi, il calcio.
So bene che così facendo non mi farò amici, ma se non imparate a prendervi un po' meno sul serio non se ne esce.

Andiamo dritti al punto, l'episodio che ha messo in fibrillazione la rete (bella eh! tipo "il video che ha commosso la rete" e affini, che pena) è noto: il Napoli prende due pere in casa dall'Inter (o due babà come piace dire ai tifosi napoletani quando è la loro squadra a prevalere), uscendo dalla Coppa Italia. A bordo campo le solite manfrine di fine partita, finché l'allenatore del Napoli dà del finocchio a quello dell'Inter.
Apriti cielo, parte il parapiglia: il primo forse capisce di averla fatta grossa e si scusa a fine partita, rivendicando però il diritto a fare il cazzo che vuole in campo, zona franca a suo modo di vedere.
Il secondo non accetta le scuse e si appella ai più usurati argomenti da politically correct per chiedere una squalifica esemplare dell'avversario.
Inutile dire che agli osservatori dotati di almeno mezzo neurone è risultato immediatamente chiaro come sarebbe finita la faccenda, all'italica maniera, due giornate di squalifica, solo per le partite di coppa ovviamente. Un po' come dare una pacca sulla spalla ad un omicida, dandogli del birbantello. Perché dovrebbe essere chiaro (e se non lo è, ricontatevi i neuroni perché siete sotto la soglia di allerta) che certi atteggiamenti non c'entrano un cazzo con la vita, figuriamoci con lo sport, tanto più se hai la fortuna di ricoprire un ruolo di spicco nella società, e quindi di esempio. Perché se l'allenatore di una delle squadre più seguite in Italia si permette certi atteggiamenti in campo, allora poi non ci lamentiamo che ai nostri figli al campetto l'allenatore insegni a menare, simulare e fanculizzare l'avversario.
Ma magari non siete d'accordo, vero? Magari siete di quei genitori che si picchiano in tribuna alla partitella dei pulcini.

Tutto questo, che a me sembra una ovvietà per la quale non perdere neanche tre minuti, non solo non vi sfiora minimamente, ma è lontana anni luce dal vostro modo di reagire all'episodio. Perché la cosiddetta "fede" calcistica tira fuori il peggio di voi, tutto insieme in un all-in di cafoneria, cialtroneria e atteggiamenti da maschioitalicocolcazzograndeecervellodamacaco.
E come facciate a non accorgervene è la parte che mi impressiona di più. Voglio dire, persino una cavia da laboratorio, alla terza volta che sbatte il muso sul vetro, capisce che di là non si passa. Ma voi niente.

Reazioni tipiche:
- il beota: "e si vede che se si è offeso allora è perché lo piglia in culo, 'sto frocio".
Questa tipologia di imbecille è facile che lo vediate di tanto in tanto con il profilo listato con la bandiera lgbt a difendere sui social i sacrosanti diritti civili di tutti, iniziando magari la filippica con il tipico "... ve lo dico io che c'ho un sacco di amici gay. Però non sono ricchione eh!".
- il benaltrista: "ma che cazzo vuole insegnare Mancini, se l'è scordato quando difendeva i cori razzisti contro di noi?!"
Questo atteggiamento è diffusissimo, lo si ritrova nella quasi totalità dei profili, e di tutte le tifoserie, badate bene, non solo di quella che difende Sarri. Probabilmente perché è la versione calcistica di uno dei comandamenti dell'italiano medio: tutti ladri, perciò nessuno ladro. Una puttanata colossale come poche, ma talmente radicata nel pensiero comune da essere declinata all'occorrenza per ogni ambito. In sostanza si giustifica tutto perché l'hanno fatto, lo fanno o lo faranno anche gli altri, persino chi in quel momento sta subendo il torto. Insomma, niente è punibile, o semplicemente condannabile, solo perché ci sono altri casi. Un po' come affermare che se ti beccano a rubare non ti devono sbattere in galera, perché ce ne sono tanti che l'hanno fatto e sono ancora a piede libero. Una palese boiata. Dite di no? Fatevi vedere da uno bravo.
- il complottista: "ecco! hanno trovato il modo di farci perdere il campionato!"
Di complottisti se ne trovano a plotoni, anche perché si spalleggiano uno con l'altro, in un crescendo di mani messe avanti, a chi la spara più grossa, o a chi ricorda l'episodio più dimenticato che dimostrerebbe la malafede dell'intero genere umano contro la propria squadra di supereroi rubati alla Marvel. Perché è di questo che siete convinti: se la vostra squadra vince è perché deve essere così, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, perché i vostri eroi sono i più bravi, i più belli, i più fighi e con le mogli più cool del pianeta; se perde deve esserci un motivo esterno, qualcosa che puzza, il gomblotto! Vi do una notizia: al campionato sono iscritte una ventina di squadre e lo vince una sola, il vostro "ragionamento" per forza di cose non funziona. Non c'è da pensarci su, è così.
- il minimizzatore: "vabeh ma in campo si dice di tutto, non le si pensa davvero quelle cose, sono cose dette nella foga del momento, e comunque dovrebbe restare tutto in campo".
Il soggetto in questione, in genere, vi illumina con queste perle di saggezza rassicurandovi di sapere di cosa si stia parlando, perché anche lui fa sport e lo sa cosa si dice in campo, e resta tutto lì, fuori amici come prima. Di tutti, questo è il profilo che mi fa scompisciare di più. In primo luogo perché in genere "fare sport" corrisponde ad "avere l'abbonamento a Sky", che non è proprio la stessa cosa. Chiunque abbia mai fatto sport agonistico, anche a livelli infimi (forse soprattutto a quei livelli), sa benissimo che persino in campo, ed in piena trance agonistica, esistono scale di valori per gli insulti: un vaffanculo o uno stronzo, persino un figlio di troia, sono "tollerati" e volentieri ricambiati, ma con altri generi di insulti è facile che si esca dal campo con qualche dente in meno. E questo per restare ad un livello ancora da troglodita appena alfabetizzato. Ma se vogliamo sviscerare meglio l'argomento, mi fa davvero impazzire il minimizzare l'insulto derubricandolo a uscita infelice, detta nella foga del momento. Cazzate! Quando si è fuori di testa esce il peggio che siamo, ciò che è più radicato in noi. Io non mi sognerei mai di dare del finocchio a qualcuno, o zingaro di merda come successo a quell'altro galantuomo di Fognini qualche mese fa, o altro del genere, a me al massimo del furore capacissimo che mi scappa il bestemmione epocale, ma semplicemente perché sono profondamente e convintamente anticlericale, non per altro. Uno come Sarri, con precedenti tra l'altro, è sostanzialmente un limitato. Bravo allenatore eh, ci mancherebbe, magari vi fa anche vincere qualcosa, ma sempre un ignorante resta. Smettetela di idolatrare le persone, hanno difetti come voi, può accadere che siano anche peggiori di voi. Difficile eh... ma accade anche questo.

In conclusione, perché non si dica che non sono buono, vi propongo un esercizio facile facile, per la prossima volta, per provare a stemperare gli istinti: nell'istante in cui accade qualcosa che accende le vostre ire da trogloditi da stadio, fermatevi, respirate, ed immaginate lo stesso identico episodio a parti invertite. Ora, se la reazione sarà una risata, vuol dire che c'è ancora speranza, e forse potete tornare ad occuparvi del gioco più bello del mondo con l'approccio corretto. In tutti gli altri casi siete spacciati, e probabilmente condannati ad una vita da rosiconi.