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Pensiero Unico

Cosa dico

Cosa dico oggi? Niente, cosa volete che vi dica su uno schifo di treno alle 7 del mattino?
E magari vi aspettate anche che vi ascolti? Le stesse trite banalità di ieri, le stesse di domani tra l'altro, con solo una percentuale in meno di stronzate calcistiche, visto che siamo a giovedì, e juve roma ormai è lontana.

Cosa dico quindi? Niente.
Metto il volume in cuffia al massimo e mi lascio sopraffare da 21 minuti e 32 secondi di estasi.

Michael è in forma, parte a razzo con quel giro di basso che ti apre in due il cervello.
Continua per minuti, inesorabile, con Jack che lo sostiene indemoniato, una macchina da guerra, altro che sezione ritmica. La chiamano così.
Un groove tale da farti pensare che abbiano inventato quei dannati aggeggi per loop solo perché non sono riusciti a clonare 'sti due qua.

John e Airto sono fantastici, li senti che scalpitano sul fondo, buttano qualche nota, un suono, un verso.
La chitarra di John sta fumando dalla rabbia, ma lui la tiene buona. Per ora.

Il primo solo è di Miles, ci mancherebbe altro.
La sua tromba è lancinante, forsennata. Non è più tempo per poesia e melodia, deve andare, libera.
E va. Cazzo se va!

Gary arriva che manco te lo aspetti, quasi non ti eri accorto che c'era anche lui.
Stratosferico, ti aggredisce, ti tira su nella spirale del soprano e puoi solo posare la testa sul sedile, chiudere gli occhi e smadonnare perché il volume è già al massimo.

E quando sei allo zenit, cazzo, John entra e ti prende a calci in culo per altri tre piani.
Ora non la tiene più la bestia, te la lancia contro e cazzi di chi viene dopo.

Ma figuriamoci se Keith si affanna per questo, lui è già nel suo mondo, frega un cazzo del resto.
Ti spalma le note sul cervello mentre Michael, te ne accorgi ora, te lo sta ancora aprendo con quel fottuto giro di basso.

Jack c'è sempre stato anche lui, ovvio, ma ora si prende la scena.
Un paio di minuti di lezione di batteria, con le urla ed i giochini di Airto a fare da contrappunto. Ti sembra di vederlo, cazzo. Non puoi fare a meno di sorridere.

E via verso la fine, Michael riattacca il metronomo. E tutti con lui.

Bene, calcolando i tempi, posso riascoltarla altre due volte prima di arrivare a destinazione.
Cosa dico? Niente.
Play.

Quando arriva, arriva

Biondi è " Mario Christmas"
"Canto il Natale e l'amore"

Ecco, appunto. Mi pareva strano non l'avesse ancora fatto.
Mi farò mandare dal suo agente una copia del cd, giusto per ficcarlo in gola al prossimo che mi chiede perché non l'ho ancora fatto cantare nel mio festival.
Ah... me ne avanza sempre uno di Bublé, nel caso vogliate ostruite entrambe le vie d'accesso.

Si nu' babà

Zuccherino finisce in manette.
Neomelodico e canzoni per i clan.

Una volta tanto il titolista ha colto la vera essenza del problema: dovesse non bastare il vero reato contestato (detenzione e porto illegale di armi e resistenza a pubblico ufficiale), ci si potrà sempre appellare ai reati di appropriazione idiota di nome d'arte e stupro musicale aggravato.
E lì non ci stanno attenuanti, visto che, come diceva il buon Duke Ellington, esistono due tipi di musica: la musica buona e la musica di merda. Più o meno... certo.

Sei obiettivo?

Umbria Jazz, Jarrett vuole un concerto al buio.
Nuovo "colpo di scena" al concerto del pianista americano, infastidito da un flash pretende vengano spente tutte le luci, anche quelle del palco.

Ci sono molte cose che non comprendo in una situazione come questa, solo ultima di una lunga scia in realtà.
Non voglio certo difendere Jarrett per queste sue sparate da superstar, estremamente lontane dal modo di fare di decine di musicisti conosciuti ed apprezzati fino ad oggi, non solo da spettatore, ma soprattutto da organizzatore.

Ma tra tutte le cose che non capisco, la meno comprensibile è proprio l'atteggiamento del pubblico. Per riassumere schematicamente: paghi 120 euro per andare ad un concerto di Jarrett, suppongo tu sappia chi sia Jarrett, suppongo ti abbiano avvisato parenti e amici che ogni tanto sbrocca, ti hanno avvisato dal palco anche in aramaico antico di non fotografare col flash, che se no gli si chiude la vena.
E tu che fai? Appena entra spari un bel flash del cazzo. Per cosa, poi? Per avere il tuo ricordino idiota da feticista malato o da imbecille fighetto del genere "io c'ero"?

La verità è che certi "eventi" ormai sono diventati un ritrovo per fancazzisti modaioli (con 120 euro da spendere, tra l'altro), totalmente incuranti della musica e del piacere che l'arte può dare per un paio d'ore.
Mediamente non gliene frega una mazza del jazz, se gli nomini John Coltrane pensano sia in trattativa co' a maggica per la prossima stagione, passano tre quarti del concerto sul profilo facebook a scrivere minchiate e, ovviamente, scattano in piedi per andare via alla penultima nota dell'ultimo brano.
Motivo per cui la mezz'oretta di bis che segue sempre un concerto jazz è (quasi) sempre la parte migliore della serata. Quando solo chi è interessato resta seduto, sbracato su due sedie, in simbiosi totale con il musicista e senza la fottuta stronza che digita sull'iphone affianco.

Easy To Love

Non vado mai ai funerali, chi mi conosce lo sa, e non parteciperò neanche al mio, se è per questo. Sempre ammesso che vengano rispettate le mie volontà, sulla qual cosa, ovviamente, non avrò controllo.
Penso che alle persone bisogni stare vicini da vivi, non dopo. Credo che il dolore sia qualcosa di molto più intimo di una passerella di coglioni con il vestito buono e la cravatta scura.

Allo stesso modo non mi piacciono troppo le commemorazioni, mi sembrano sempre una enorme lavata di coscienza collettiva, con cadenza decennale, per scusarsi con l'universo di non essersi cagato di pezza qualcuno per anni.
Nel mondo della musica accade spesso, forse troppo spesso, considerando che otto volte su dieci il "ricordato" è crepato da solo, scordato in qualche cesso di posto da tutti.

Perché tutto questo preambolo?
Perché sto ascoltando un disco di Massimo Urbani, morto il 24 giugno di 20 anni fa. Da solo.

Non è una commemorazione, l'ho consumato 'sto disco, così come i pochi altri registrati da Urbani. Ed ogni volta mi sembra più intenso. Sarà per quell'urgenza di espressione, per il timbro unico del suo sax, o forse, chissà, perché in questo disco ci suona un altro che di fortuna non ne ha avuta un granché, Luca Flores.

Strano caso del destino, li conoscete entrambi. Si, proprio voi che usate i dischi di Miles Davis come fermaporta, o voi altri che siete a lutto per la dipartita dalle scene musicali di Max Pezzali e compagnia cantante. Non lo sapete, ovviamente, ma li conoscete entrambi.
Luca Flores è "quello che suonava il piano, ma si, quello sfigato che c'ha fatto un libro Walter Veltroni, come si chiamava?". Cominciate a ricordare, vero?
Mentre Urbani ce l'avete proprio tutti in testa, eh si, non si scappa! Ricordate tutti la sigla della Rai per i mondiali di calcio del 2002, vero? Ecco, si chiama "I got rock", ed è presa proprio da questo album.

Ora fate uno sforzo: cercate in rete, chiamate l'amico che ascolta quella roba strana, se proprio volete esagerare andate in un cacchio di negozio di dischi e comprate un cd.
Ascoltate Urbani, scoprite cosa ha da dire.
Vi sorprenderà.

Un'ultima cosa. Nel caso in cui non vi dica niente, non pensate che non valga niente, o che io abbia esagerato: sotto esame non è Massimo, lo siete voi.