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Pensiero Unico

Si stava meglio quando si stava peggio

Facebook mi ha rotto il cazzo.

Ma non inteso come mezzo, quello sta lì, a disposizione.
Mi ha rotto il cazzo la community, quella sì, e pesantemente.
Ho sempre avuto dei sospetti che il genere umano fosse pieno di stronzi da evitare come la peste, ma facebook ha spianato ogni dubbio in proposito, un catalizzatore pazzesco di imbecillità condivisa.

Io faccio l'informatico per lavoro, ed uso i diversi generi di community da quando esistono, ne ho
sperimentato tutto il bene ed il male fin dall'inizio. Mi è capitato di restare davanti ad uno
schermo per nottate per svariate settimane, solo per mettere online un blog, un sito, solo magari per condividere una passione con amici, solo perché ero quello capace nel gruppo di farla una cosa del genere. E poi un solo click, un secondo, per togliere tutto.
Funziona così con l'informatica. Creare costa una fatica tremenda, buttare tutto costa zero. Deve
essere questo che fa pensare a chi fa altri generi di lavoro che il mestiere dell'informatico non
valga un cazzo e che, va da sé, non debba essere pagato.

Ma in tutta questa storia, ormai ventennale, facebook davvero supera tutto.
Quando nasce ne vedi le potenzialità, e magari cominci ad usarlo per ragionare di tutto, all'inizio i
discorsi sono articolati, ci si confronta, si ragiona insieme. Poi più si allargano le schiere di
contatti (non amici, contatti, e che cazzo), più diventa frequente l'intervento del coglione di
turno, che appesta l'aria e scappa, uccidendo anche il desiderio di un minimo di confronto.

Ed allora i commenti diventano più brevi, tanto un discorso lungo te lo leggi solo te come revisione
dell'ortografia prima di pubblicarlo. Ma accade che se li fai brevi ti capiscono solo gli amici che
conoscono ogni sfumatura del tuo carattere, che sanno capire quando scherzi o sei serio anche se non hai messo un cazzo di smile (amici, non contatti, e che cazzo).

Ed allora smetti anche con i commenti brevi e pensi che magari il mezzo può essere usato ancora per qualcosa di utile. E dato che hai la passione del jazz e organizzi un festival nella tua città, visto
insomma che tu ci provi anche nella vita reale a rendere migliore l'ambiente dove stai, mica come
quelli che cacano il cazzo tutto il giorno dietro ad una tastiera e poi continuano a non fare una
mazza per la comunità (la comunità, non la community, e che cazzo), beh... allora pensi che puoi
usarlo per conoscere persone del settore, musicisti, addetti ai lavori, appassionati, metterti in
relazione con loro e costruire qualcosa di bello. E funziona pure per un po', e ricevi decine di
messaggi al giorno, e vorresti accontentarli tutti, e un paio di centinaia in dieci anni li fai anche
suonare, gli dai un palcoscenico, con unico tornaconto la soddisfazione di aver fatto qualcosa di
bello. E poi però, quando decidi per motivi tuoi di trasferirti, e di passare il testimone, tutto
d'un tratto i messaggi da qualche decina al giorno diventano zero, anche se sei tu a scrivere per un
saluto magari, nessuna risposta. E, coglione, capisci quanto sia provincialotta tanta gente che hai
frequentato per anni, quanto bravi siano stati a mostrare sorrisi, cordialità ed a nascondere tutto
il resto, fatto di arrivismo ed opportunismo.

Ed allora ti dici, ma si, ok, lo si può ancora usare per condividere cazzate, quelle che piacciono a
tutti, che ne so, foto divertenti, momenti di gioia, un bel paesaggio che hai scoperto, un piatto di
linguine allo scoglio che solo la foto ti fa sbavare. Insomma, un uso frivolo e forse appropriato del
mezzo, che nulla dovrebbe smuovere di negativo. E cazzo, ti sbagli di nuovo, perché non hai idea di
quanti coglioni rancorosi esistano in giro, gente che sembra trovare senso ad una vita inutile solo
se ti caca il cazzo.

Ed allora per un po' smetti proprio di scrivere, non metti neanche un like, apri ogni tanto e leggi
quello che capita. E ti viene da vomitare. Perché realizzi che non hai niente da condividere con
loro, ma che allo stesso tempo sono i più, e che condizioneranno la tua vita con le loro scelte (la
vita, quella vera, e che cazzo). E non puoi farci niente.

Ed allora ti ricordi di avere ancora un blog, quello che ti eri creato per scriverci solo te, senza
commenti, la valvola di sfogo della tua ulcera. E dato che hai mezz'ora da buttare, la usi nel modo
più catartico di tutti.

Sfanculizzandovi.

Ignoranza capitale

Ma dove siete finiti?
Hanno tirato fuori dalle fogne i topi che avete acclamato per anni ed ora vi ci siete rintanati voi?
Guardate che non ci crede nessuno che lo facciate per vergogna, è evidente che state solo aspettando che si calmino le acque, fischiettando nell'ombra.

Siete colpevoli, quanto loro.
Siete responsabili per ogni volta che vi fate usare come cassa di risonanza per le loro campagne di odio, ora sapete strumentali a cosa.
Sempre che l'abbiate capito davvero, ma ne dubito.

Ed anche ammesso che non lo abbiate ancora capito, anche ammesso che torniate fra un mese a rompere il cazzo quotidianamente con le vostre bufale piene di odio stupido ed odiosa stupidità, sappiate che vi considero degli idioti.
Lo so da me, non ve ne frega niente, e probabilmente è giusto così, ci mancherebbe altro. Questo è ancora un Paese libero, giusto? Non dalle merde, certo, da quelle ancora no.

Quindi sappiatelo, ci tenevo solo a dirvi questo.
Non importa che siate sconosciuti contatti in un social, conoscenti, colleghi, parenti o amici (no, amici è impossibile, a quella categoria non potete appartenere), insomma non importa quale sia il nostro grado di relazione sociale, sappiate che vi considero delle merde, anche se non ve lo dico con la giusta frequenza.
Della qual cosa mi dispiaccio un po', anche se, d'altra parte, con le merde sul marciapiede, cosa vuoi fare? Le calpesti? No, le eviti.

Appunto.

Rivoluzione social

Rodotà: "Presto online la Carta dei diritti di internet, pronta per la consultazione pubblica"

Vi anticipo soltanto i punti salienti, perché credo vi interessino.
E poi non dite che non vi penso.

Ovviamente gran parte della normativa riguarderà l'uso di merda che fate dei social network.
No, non c'è scritto "di merda" nella Carta, ma io traduco per vostra miglior comprensione.

Andando al nocciolo della questione, la Carta andrà a tutelare principalmente i diritti dei naviganti con i coglioni frantumati dal mare di puttanate che ogni santo giorno sono costretti a sorbirsi aprendo la bacheca di un qualunque social: bufale come se piovesse, aforismi all'amatriciana, foto di gattini, etc...
Utenti oltremodo provati anche a livello psicologico dall'inevitabile dubbio etico/morale quotidiano: che faccio? glielo faccio notare che è una stronzata? o mi faccio gli affari miei e lascio che sia la vita a pigliarlo per culo? gli voglio abbastanza bene da perdonargli il passo falso oppure lo cancello all'istante dai contatti e magari gli rigo pure l'auto?

La normativa è particolarmente dura, ve lo anticipo, perciò non vi impressionate, siate voi stessi e vedrete che tutto andrà per il meglio. Per me.

In una scala crescente di responsabilità, le pene possono essere così schematizzate:

  • Like su bufala: un mese di interdizione all'uso del social, blocco dell'utenza e questionario on-line finale di riabilitazione.
    Aggravanti (15 gg aggiuntivi cadauna): bufala a carattere discriminatorio per genere, razza o religione, animalista a minchia o di incitamento al veganesimo.

  • Commento concordante su bufala: 3 (tre) mesi di interdizione all'uso del social, blocco dell'utenza, corso serale di recupero idioti ed esame finale di riabilitazione.
    Aggravanti (30 gg aggiuntivi cadauna): uso di scrittura MAIUSCOLA a sottolineatura della minchiata espressa, numero di punti esclamativi finali >= 1.

  • Condivisione di bufala: 6 (sei) mesi di interdizione all'uso del social, blocco dell'utenza, corso full time di recupero idioti, requisizione dello smartphone nel periodo di pena ed esame finale di riabilitazione.
    Aggravanti (45 gg aggiuntivi cadauna): utilizzo nel commento alla condivisione del termine "vergogna", utilizzo nel commento alla condivisione del termine "meditate", numero di "like" alla condivisione >= 10.

  • Pubblicazione di bufala: si rimanda per l'entità della pena direttamente al codice penale, in quanto si ritiene si configuri il reato di "circonvenzione di incapace".
    Aggravanti (180 gg aggiuntivi cadauna): numero di "like" >= 25, numero di commenti concordanti >= 25, condivisioni >= 10.

Questo e molto altro vi aspetta.
Paura... eh?!

The day before

Un viaggio di quasi sei ore in intercity, il giorno prima delle elezioni, è il modo migliore per capire definitivamente, ammesso ce ne sia ancora bisogno, che questo paese è inesorabilmente fottuto.

Quattro compagni di viaggio nel tuo scompartimento da sei. Tu, moglie e bambino schiacciati nei posti finestrino, senza cuffie. Ci sono poche situazioni che simulino così bene un girone infernale, credetemi.

Un'impresa già sedersi. I tuoi posti occupati da altri, incapaci anche di leggere la propria prenotazione. Gli fai presente che i posti sono riservati e loro ti guardano con lo sguardo perso, manco gli avessi parlato in ungherese stretto. Quando dopo cinque minuti il sangue gli fluisce nuovamente a quel che resta del cervello e finalmente si alzano, ti accorgi che gli altri quattro hanno bagagli manco si stessero trasferendo in Siberia per sei mesi. Riesci ad infilare almeno il trolley, piccolo, il resto lo lasci fuori, non c'è alternativa.

Finalmente seduti, tuo figlio fa il bravo, gioca con un libro di puzzle, ti aspetta un viaggio di sei ore, per un istante fai un pensiero positivo: andrà tutto bene.
Errore. Neanche il tempo di darti del coglione per aver ignorato una delle regole fondamentali del pendolare ("Mai e poi mai pensare, neanche per un attimo, che il viaggio andrà liscio, senza intoppi" art. 1, comma 1 del manuale del viaggiatore) e parte il dibattito.
Lo spunto è lanciato dalla signora al tuo fianco, a saperlo prima le davi una gomitata anestetica sulle gengive mentre sistemavi il trolley: "domani si vota".
Fai subito ricorso alla tecnica suprema di autodifesa del pendolare senza cuffie, nel tentativo di arginare preventivamente l'imminente catastrofe: smadonnare mentalmente in aramaico antico, una tecnica mostruosamente complicata, raggiungibile esclusivamente con la completa dissociazione mente-corpo, tipica del pendolare al ventesimo anno di tortura giornaliera
Ma non fai in tempo, lo tsunami di stronzate ti travolge senza lasciarti speranze, chiarendo in appena tre minuti le posizioni.

Abbiamo a che fare con quattro meravigliosi stereotipi viventi dell'italiano medio, fantastica occasione di studio antropologico ravvicinato, se solo non ti si fosse esaurita da anni la scorta di sopportazione verso l'idiozia manifesta.
Abbiamo la cinquantenne berlusconiana che utilizza il termine "zecca" per indicare qualunque cosa vada oltre la sua comprensione, in sostanza l'intero scibile umano.
La sessantenne razzista che odia i cinesi "mangia-cani" perché le hanno rubato il lavoro (a lei, casalinga dalla nascita, che campa con la pensione di invalidità del marito), e che pure i "negri" non li può vedere da quella volta che si è spaventata a morte perché uno di "loro" ha viaggiato nel suo stesso scompartimento.
Il bagnino stagionale in viaggio verso Cecina, a soli trent'anni cintura nera di luogocomunismo e laurea honoris causa in dabbenaggine applicata.
Ed infine la boccalona da Forum, capace quasi di commuoverti nella sua ingenuità, se non avessi la percezione esatta che quelli come lei ti stanno fottendo la vita.

Un cocktail micidiale, che in soli trenta minuti riesce a farti rivivere quattro mesi di lurida campagna elettorale, dandoti l'ennesima conferma che ciò che abbiamo sia esattamente ciò che meritiamo.

È passata appena un'ora e mezza.
Ringrazi con uno sguardo tua moglie per aver riempito il trolley con phon e piastra per i capelli, impedendoti quindi di portare la mazza da baseball.
Appunti mentalmente di non guardarla come un'esaurita della chioma perfetta la prossima volta che succede.
Un ultimo appunto per tua nipote: dirle che le vuoi bene per averti sottratto al supplizio autolesionista del voto, piazzando quella pratica strana tipica dei cattolici, chiamata Comunione, proprio domani.

Meno quattro ore all'arrivo.
Ce la puoi fare. Ce la puoi fare. Ce la puoi fare.

Gli otto per mille

Violenze prima del derby Avellino-Napoli del 20 settembre 2003, dure condanne per otto ultras partenopei.
Queste le condanne: Pasquale Mauro e Luciano Treglia 9 anni e sei mesi di reclusione, Vincenzo Abbruzzese e Giovanni Melotti 9 anni, Ciro Marigliano 8 anni e sei mesi, Marino Lippiello 6 anni e sei mesi, Salvatore Barbarano 6 anni e Giovanni Varchetta 3 anni.
Dovranno anche versare 120mila euro al Comune di Avellino per i danni allo stadio Partenio.

L'ultima volta in cui sono andato allo stadio per vedere una partita di calcio.
Si è scritto e detto molto, spesso una valanga di cazzate nel tentativo di nascondere un fenomeno di inciviltà estremamente frequente in quegli anni.
Chi c'era sa com'è andata, e sa che neanche queste condanne bastano a comprendere l'entità dell'idiozia di un migliaio di bestie ancora oggi a piede libero.
Altro che solo 8 colpevoli.