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Pensiero Unico

Ortaggi di stagione

Oggi affrontiamo l'argomento più spinoso possibile, quello su cui tirate fuori il peggio di voi stessi, il calcio.
So bene che così facendo non mi farò amici, ma se non imparate a prendervi un po' meno sul serio non se ne esce.

Andiamo dritti al punto, l'episodio che ha messo in fibrillazione la rete (bella eh! tipo "il video che ha commosso la rete" e affini, che pena) è noto: il Napoli prende due pere in casa dall'Inter (o due babà come piace dire ai tifosi napoletani quando è la loro squadra a prevalere), uscendo dalla Coppa Italia. A bordo campo le solite manfrine di fine partita, finché l'allenatore del Napoli dà del finocchio a quello dell'Inter.
Apriti cielo, parte il parapiglia: il primo forse capisce di averla fatta grossa e si scusa a fine partita, rivendicando però il diritto a fare il cazzo che vuole in campo, zona franca a suo modo di vedere.
Il secondo non accetta le scuse e si appella ai più usurati argomenti da politically correct per chiedere una squalifica esemplare dell'avversario.
Inutile dire che agli osservatori dotati di almeno mezzo neurone è risultato immediatamente chiaro come sarebbe finita la faccenda, all'italica maniera, due giornate di squalifica, solo per le partite di coppa ovviamente. Un po' come dare una pacca sulla spalla ad un omicida, dandogli del birbantello. Perché dovrebbe essere chiaro (e se non lo è, ricontatevi i neuroni perché siete sotto la soglia di allerta) che certi atteggiamenti non c'entrano un cazzo con la vita, figuriamoci con lo sport, tanto più se hai la fortuna di ricoprire un ruolo di spicco nella società, e quindi di esempio. Perché se l'allenatore di una delle squadre più seguite in Italia si permette certi atteggiamenti in campo, allora poi non ci lamentiamo che ai nostri figli al campetto l'allenatore insegni a menare, simulare e fanculizzare l'avversario.
Ma magari non siete d'accordo, vero? Magari siete di quei genitori che si picchiano in tribuna alla partitella dei pulcini.

Tutto questo, che a me sembra una ovvietà per la quale non perdere neanche tre minuti, non solo non vi sfiora minimamente, ma è lontana anni luce dal vostro modo di reagire all'episodio. Perché la cosiddetta "fede" calcistica tira fuori il peggio di voi, tutto insieme in un all-in di cafoneria, cialtroneria e atteggiamenti da maschioitalicocolcazzograndeecervellodamacaco.
E come facciate a non accorgervene è la parte che mi impressiona di più. Voglio dire, persino una cavia da laboratorio, alla terza volta che sbatte il muso sul vetro, capisce che di là non si passa. Ma voi niente.

Reazioni tipiche:
- il beota: "e si vede che se si è offeso allora è perché lo piglia in culo, 'sto frocio".
Questa tipologia di imbecille è facile che lo vediate di tanto in tanto con il profilo listato con la bandiera lgbt a difendere sui social i sacrosanti diritti civili di tutti, iniziando magari la filippica con il tipico "... ve lo dico io che c'ho un sacco di amici gay. Però non sono ricchione eh!".
- il benaltrista: "ma che cazzo vuole insegnare Mancini, se l'è scordato quando difendeva i cori razzisti contro di noi?!"
Questo atteggiamento è diffusissimo, lo si ritrova nella quasi totalità dei profili, e di tutte le tifoserie, badate bene, non solo di quella che difende Sarri. Probabilmente perché è la versione calcistica di uno dei comandamenti dell'italiano medio: tutti ladri, perciò nessuno ladro. Una puttanata colossale come poche, ma talmente radicata nel pensiero comune da essere declinata all'occorrenza per ogni ambito. In sostanza si giustifica tutto perché l'hanno fatto, lo fanno o lo faranno anche gli altri, persino chi in quel momento sta subendo il torto. Insomma, niente è punibile, o semplicemente condannabile, solo perché ci sono altri casi. Un po' come affermare che se ti beccano a rubare non ti devono sbattere in galera, perché ce ne sono tanti che l'hanno fatto e sono ancora a piede libero. Una palese boiata. Dite di no? Fatevi vedere da uno bravo.
- il complottista: "ecco! hanno trovato il modo di farci perdere il campionato!"
Di complottisti se ne trovano a plotoni, anche perché si spalleggiano uno con l'altro, in un crescendo di mani messe avanti, a chi la spara più grossa, o a chi ricorda l'episodio più dimenticato che dimostrerebbe la malafede dell'intero genere umano contro la propria squadra di supereroi rubati alla Marvel. Perché è di questo che siete convinti: se la vostra squadra vince è perché deve essere così, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, perché i vostri eroi sono i più bravi, i più belli, i più fighi e con le mogli più cool del pianeta; se perde deve esserci un motivo esterno, qualcosa che puzza, il gomblotto! Vi do una notizia: al campionato sono iscritte una ventina di squadre e lo vince una sola, il vostro "ragionamento" per forza di cose non funziona. Non c'è da pensarci su, è così.
- il minimizzatore: "vabeh ma in campo si dice di tutto, non le si pensa davvero quelle cose, sono cose dette nella foga del momento, e comunque dovrebbe restare tutto in campo".
Il soggetto in questione, in genere, vi illumina con queste perle di saggezza rassicurandovi di sapere di cosa si stia parlando, perché anche lui fa sport e lo sa cosa si dice in campo, e resta tutto lì, fuori amici come prima. Di tutti, questo è il profilo che mi fa scompisciare di più. In primo luogo perché in genere "fare sport" corrisponde ad "avere l'abbonamento a Sky", che non è proprio la stessa cosa. Chiunque abbia mai fatto sport agonistico, anche a livelli infimi (forse soprattutto a quei livelli), sa benissimo che persino in campo, ed in piena trance agonistica, esistono scale di valori per gli insulti: un vaffanculo o uno stronzo, persino un figlio di troia, sono "tollerati" e volentieri ricambiati, ma con altri generi di insulti è facile che si esca dal campo con qualche dente in meno. E questo per restare ad un livello ancora da troglodita appena alfabetizzato. Ma se vogliamo sviscerare meglio l'argomento, mi fa davvero impazzire il minimizzare l'insulto derubricandolo a uscita infelice, detta nella foga del momento. Cazzate! Quando si è fuori di testa esce il peggio che siamo, ciò che è più radicato in noi. Io non mi sognerei mai di dare del finocchio a qualcuno, o zingaro di merda come successo a quell'altro galantuomo di Fognini qualche mese fa, o altro del genere, a me al massimo del furore capacissimo che mi scappa il bestemmione epocale, ma semplicemente perché sono profondamente e convintamente anticlericale, non per altro. Uno come Sarri, con precedenti tra l'altro, è sostanzialmente un limitato. Bravo allenatore eh, ci mancherebbe, magari vi fa anche vincere qualcosa, ma sempre un ignorante resta. Smettetela di idolatrare le persone, hanno difetti come voi, può accadere che siano anche peggiori di voi. Difficile eh... ma accade anche questo.

In conclusione, perché non si dica che non sono buono, vi propongo un esercizio facile facile, per la prossima volta, per provare a stemperare gli istinti: nell'istante in cui accade qualcosa che accende le vostre ire da trogloditi da stadio, fermatevi, respirate, ed immaginate lo stesso identico episodio a parti invertite. Ora, se la reazione sarà una risata, vuol dire che c'è ancora speranza, e forse potete tornare ad occuparvi del gioco più bello del mondo con l'approccio corretto. In tutti gli altri casi siete spacciati, e probabilmente condannati ad una vita da rosiconi.

Il killer e il bastardo

Dramma Neymar, mondiale finito.
Frattura di una vertebra per il campione brasiliano uscito in barella durante la partita vinta con la Colombia.

Lo dico io, ok?
Così rispettiamo il gioco delle parti: voi a difendere la finta aura da papa boy che vi circonda in queste occasioni, io quella vera, verissima, da asociale fatto e compiuto.
Ma la verità, lo so io e lo sapete voi, è che prima o poi te lo aspetti che capiti una cosa del genere ad un giocatore scorretto ai limiti della sopportabilità, come è Neymar. Uno che incanta con la tecnica e nel frattempo distribuisce gomitate gratuite, simulazioni e quant'altro riesca ad indispettire gli avversari.
Diciamo pure che lo speri quasi che gli succeda prima o poi una cosa del genere.
L'ha fatto Zuniga, con una tecnica bastarda tra l'altro, esagerando nel risultato, probabilmente ben oltre il danno che voleva infliggere, volontariamente e senza beccare neanche un'ammonizione: a certe latitudini è proprio vero che il sangue ribolle diversamente.
Siete scandalizzati? Ma andiamo!
Lo so io e lo sapete voi.

Gomblotto

Il Bari va a Paparesta: 4,8 milioni.

Prima che parta prova tv, codice etico e calciopoli 6.0, sappiate che era lì come commercialista, i soldi non sono suoi.
Avvisate pure Genny 'a carogna, eh!

Silenzio stampa

Pablito e il segreto del mundial: "Ci caricavamo con Venditti".

Ah Paole'! Non è che ci devi dire proprio tutto, eh!
Lasciaci almeno qualche illusione.